28 marzo 2016

Codipendenza: quando le relazioni diventano una droga

Per riempire i vuoti, per non sentire quel dolore, quello lì che si ripresenta più o meno spesso… c’è chi fuma, chi beve, chi si droga con sostanze di vario genere, chi gioca, chi mangia compulsivamente e chi  si droga con le relazioni. Personalmente non mi sono mai drogata pensando che non volevo perdere il controllo di me, del mio corpo e della mia vita. Poi, un bel po’ di anni fa, qualcuno mi ha avvicinato al concetto di codipendenza che poi ho scoperto essere una vera e propria “malattia” dell’anima e ha a che fare con il modo che una persona ha di relazionarsi con se stessa e gli altri.

Tecnicamente viene definita, appunto, codipendenza. Nel tempo e nei vari ambiti di studio ci sono state diverse definizioni della codipendenza. Secondo Melody Beattie Una persona codipendente è una persona che si lascia influenzare dal comportamento di un altro e che è ossessionata dal controllare il comportamento di quest’altro.  E l’altro può essere veramente chiunque: i figli, il marito (o la moglie), il fidanzato/a, l’amico o l’amica… chiunque, tra le persone ritenute affettivamente e/o sentimentalmente significative.

All’inizio la codipendenza fu studiata principalmente nell’ambito dell’alcolismo e della tossicodipendenza proprio perché molto spesso “l’altro” in questione  ha a sua volta qualche forma di dipendenza per cui l’approccio sostanziale sta nel mettere al centro della propria vita il benessere e la “salvezza” dell’altro a discapito del proprio benessere emotivo, psicologico e, in alcuni casi, anche fisico.

La grande differenza che c’è tra una persona che fa uso di sostanze e una persona la cui droga sta nelle relazioni è che per le relazioni non hai bisogno di andare a cercare la sostanza, non hai bisogno dello spacciatore di turno. Le relazioni sono sempre lì, a portata di mano, a metterti alla prova, e ogni volta, ogni giorno, hai la possibilità di sperimentare e imparare a scegliere il meglio per te. Col tempo, più conosci i tuoi buchi, le tue ferite dell’anima, più riconosci quelle degli altri; questo è il motivo per cui ti capita di sentire una connessione forte con alcuni, quella che ho imparato a chiamare per nome: connessione di anime.

Ho detto prima che le relazioni come droga, la codipendenza appunto, rappresentano una malattia dell’anima, la reazione inconsapevole che abbiamo avuto a fronte delle ferite emotive che molti di noi hanno avuto da piccoli. Quei buchi ai quali spesso le persone si abituano pensando che quella sia la normalità. Alcuni comportamenti, schemi, strategie… vengono messe in atto per sopravvivenza, per quieto vivere, per avere la pia illusione di riempire anche solo per un lasso spazio-temporale brevissimo quei buchi.

Ci sono diversi schemi di comportamento che in qualche modo la caratterizzano e si diversificano da persona a persona pur avendo un denominatore comune, quello di accettare comportamenti di altri che feriscono, quello di dare potere agli altri sulle proprie emozioni e comportamenti, quello di perdersi nell’altro e per l’altro perdendo di vista se stessi. Nel sito di Codipendenti Anonimi ne vengono elencati alcuni. Forse potrai riconoscerne uno o più o anche nessuno.

Molte persone sanno cosa è la codipendenza e cosa significa per una persona quando le relazioni diventano una droga, una dose, piccola o grande, di qualcosa che chiami amore, affetto, amicizia… con l’unico scopo di riempire il vuoto, assopire il dolore, quello lì, specifico e puntuale che ogni tanto torna e urla dentro come un bambino e provare una sensazione di tepore. O perché l’hanno vissuta direttamente o indirettamente o perché magari ne hanno letto qualcosa.Poche sanno che è una malattia dell’anima, cronica e progressiva. Che significa? Che non si guarisce mai definitivamente.

Che ogni giorno puoi ricadere con la stessa facilità con cui una persona dipendente da qualsiasi altra sostanza può ricadere, anzi ancora più facilmente perché le hai lì, sempre a portata di mano. Ecco perché nei gruppi dei 12 Passi di Alcolisti Anonimi e di Codipendenti Anonimi e di tutte le altre tipologie, la cosa che viene ripetuta sempre come ingrediente fondamentale è un giorno alla volta e Serene 24 ore; chi ha questa malattia dell’anima lo sa.

Non c’è un traguardo; ogni nuova consapevolezza è sempre un punto di partenza. E’ come una ferita dopo un intervento chirurgico. Ogni volta che verrà riaperta fa più male. Solo che in questo caso ogni volta che viene riaperta è vero, fa male, ma dà anche la possibilità di imparare un qualcosa in più su se stessi e sulle proprie relazioni, usando sempre lo stesso processo, quello delle 3 A:

  • Accorgersi

  • Accettare

  • Agire

Già…

[mini-icon icon=”heart”] accorgersi quando stai mettendo in atto comportamenti per poter ricevere una ricompensa emotiva o affettiva, per paura di perdere qualcuno o di sentirti abbandonato o non importante come se il tuo essere, la tua identità, il tuo essere importante dipendesse dal riconoscimento di quella specifica persona; quando dai ad altri il potere di farti stare male e accetti che i loro comportamenti ti feriscano nell’intimo;

♥ accettarsi per quello che sei in quel momento, con quella emozione, quella paura, quel dolore e quella reazione che tu ancora prima degli altri vorresti giudicare e punire; amarsi proprio in quel momento accogliendo proprio quella fragilità, permettendoti di essere amorevole con te e di imparare dai tuoi sbagli;

♥ agire, cioè, fare qualcosa per cambiare schema e/o comportamento. Anche questo ho imparato: non è sufficiente chiedere scusa, a te stesso o a qualcun altro; le vere scuse che puoi fare a te stesso o a qualcun altro stanno nel cambiare comportamento. Scegliendo il meglio per te, imparando a mettere sani confini, emotivi e/o fisici, dove necessario per tutelarti, insomma… cominciando a prenderti cura di te, consapevole che potrai amare davvero qualcuno solo quando avrai imparato ad amare te stessa o te stesso.

Io ci ho messo un po’ di tempo a capirlo e soprattutto ad accettarlo. Poi però, da quel momento, ormai sono passati un bel po’ di anni, non ho mai smesso di lavorarci su. Proseguo il mio viaggio… un giorno alla volta.
Oggi, anche come Life Coach, sono felice di essere compagna di viaggio per persone che hanno scelto di lavorarci su anche con gli strumenti del Coaching.

Auguro a te che stai leggendo, qualora ti sia riconosciuto anche solo in una singola parola, di poter fare altrettanto.

Grazie!  ♥

Emanuela

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