30 Maggio 2019

Primula Rossa, da una storia vera… un progetto di welfare comunitario e un docufilm

Esce oggi nelle sale il docufilm Primula Rossa, diretto dal regista Franco Jannuzzi. La prima nazionale, oggi e domani, a Messina, territorio di appartenenza del film, per motivi diversi:

● per la storia dalla quale prende ispirazione, quella di Ezio Rossi (nel film Ennio, interpretato da Salvatore Arena), ex terrorista dei NAP (Nuclei Armati Proletari) che ha passato la maggior parte della sua vita tra carcere e l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina;

● per il progetto di welfare comunitario “Luce è libertà” della Fondazione Comunità di Messina che, nato per sperimentare nuovi modelli di welfare comunitario, ha permesso a 60 internati, compreso Ezio Rossi, di tornare in libertà grazie al reinserimento sociale attraverso progetti personalizzati di inclusione;

● per dove è stato girato: nell’area dello Stretto di Messina, a Casalvecchio Siculo, a Longi, a Mistretta e a Messina;

● per le persone che hanno partecipato alla realizzazione, tra le quali molti collaboratori della Fondazione di Comunità di Messina e della Fondazione Horcynus Orca, ed ex internati, attuali uomini liberi;

● per lo scopo benefico del film, non solo perché sollecita dibattiti e consapevolezza su tematiche così importanti, ma anche perché gli utili del film verranno destinati per sostenere i progetti di lotta alla povertà e quelli di liberazione degli ex internati dell’OPG Barcellona Pozzo di Gotto, portati avanti dalla Fondazione di Comunità di Messina.

Il film trae ispirazione dalla storia di Ezio Rossi che si intreccia poi con le vite di altri internati e racconta la vera e propria lotta che il nuovo vice direttore, lo psichiatra Lucio Alberti, interpretato da david coco, fa per “cambiare le regole” di un sistema che vuoi per rigidità mentale, vuoi per paura, vuoi per rassegnazione, si è abituata a cancellare la peculiarità principale e primaria degli internati: la loro umanità.

Il dottor Alberti manifesta fin dal suo arrivo un approccio diverso, una visione diversa: vuole costruire una relazione con i suoi pazienti, non filtrata dalle guardie, né dalla paura. Vuole conoscere le persone che stanno dietro quei silenzi, quegli sguardi apparentemente persi nel  nulla, vuole conoscere le loro storie, curarli e aiutarli a “recuperare”, restituendogli dignità, diritti e libertà di vivere al posto di una sopravvivenza disumanizzante e disumanizzata. Ha una visione in divenire che contrasta con l’immobilismo del sistema che si pone come scopo soltanto la riduzione del danno, che non si aspetta altro e, soprattutto, non cerca altro.

Mi occupo da tanti anni di Comunicazione tra medico e paziente e di quella che tecnicamente viene spesso chiamata umanizzazione delle cure. Questo è un film che esprime questo messaggio con garbo, guardando alla storia, anche a tratti orrendi di storia, in maniera costruttiva, per trarne insegnamenti, per formare le coscienze, per dare spunti di riflessione e creare un dibattito su tematiche che ancora oggi non hanno trovato soluzioni soddisfacenti.

Primula Rossa si fa portatore di un’esperienza di successo, realmente accaduta, di un modello di welfare comunitario che ha salvato la vita a 60 ex internati restituendogli la libertà, dandogli la possibilità di una vita vera, differentemente da tante altre realtà che da questo punto di vista hanno fallito.

Io sono una Coach e in quanto tale mi piace guardare avanti; sono abituata a considerare i fallimenti come l’occasione per imparare e correggere il tiro, guardando quello che funziona, che da risultati. Ho scritto questo articolo dopo una chiacchierata con il regista Franco Jannuzzi, anche lui messinese, e dalla breve intervista, al di là dei contenuti del film, ho capito che non si tratta solo di un film, non si tratta solo di un progetto di welfare comunitario che ha effettivamente aiutato 60 internati e non si tratta nemmeno soltanto della storia di Ezio Rossi. Si tratta di una visione che va molto oltre a tutto questo e ha un valore molto più grande: dare speranza aprendo nuove strade possibili.

Il valore più grande di questo docufilm, secondo me, è proprio questo: è una testimonianza di un’esperienza concreta che ha dato risultati. E questo dà speranza, dimostrando che così come sono state possibili nuove strade per alcuni, nuove strade sono e saranno possibili per altri.

Emanuela Mazza

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