13 Febbraio 2018

La comunicazione in medicina è questo e altro!

Pochi giorni fa ho avuto il piacere di incontrare un giovanissimo Direttore Marketing di una casa farmaceutica. Per la mia professione, mi capita spesso, ma non sempre mi capita di incontrarne qualcuno così illuminato, con una vision così lucida sulla comunicazione ad ampio spettro come fattore fondamentale nell’attività professionale quotidiana in ambito sanitario. Una vision così allineata con la mia e con il motivo per cui ho scelto questo lavoro e lo svolgo con grande passione. Sentiamo sempre più spesso parlare della comunicazione medico-paziente e dell’importanza della comunicazione nella costruzione della relazione da parte dei medici e dei professionisti della salute in genere con i pazienti e i loro rispettivi familiari. Io stessa, come coach e trainer, ne ho fatto una missione di vita. Secondo me, però, ed evidentemente non solo secondo me, c’è molto di più.

Come mai le competenze di comunicazione all’estero sono ritenute così importanti tanto da essere considerate una delle sei competenze fondamentali nella formazione di un medico?

Con quali e quante altre figure comunica il medico praticamente ogni giorno?

E’ vero, i medici, gli infermieri e qualsiasi altro genere di professionisti della salute comunicano ogni giorno con i pazienti e ogni giorno devono attingere a tutte le risorse di cui dispongono per creare una relazione, quell’alleanza terapeutica che sta alla base di qualsiasi percorso terapeutico, per fare e comunicare diagnosi, a volte infelici, per pianificare cure e cambiamenti di stili di vita, per motivare, per spiegare e favorire i cambiamenti funzionali al loro benessere, per comprendere e accogliere le loro paure, ansie e preoccupazioni e suscitare in loro forza, coraggio e speranza quando serve. Per condividere un percorso nel quale, a prescindere dall’esito finale, possono fare e fanno e fate la differenza in base a come lo affrontano.

E poi? Con chi altro comunicano?

Comunicano con i familiari dei pazienti, trovandosi a dover sostenere in alcuni casi queste persone in momenti e situazioni dolorose, di malattia o di morte di un familiare o di una persona cara, dovendo gestire le loro emozioni e le dinamiche spesso inevitabili, e nello stesso tempo a dover mantenere il giusto equilibrio tra la vicinanza e la partecipazione da una parte, e la distanza e il distacco necessari dall’altra.

Comunicano con tutti i loro colleghi e le persone con cui collaborano e quando questa comunicazione per qualche motivo non è efficace, non è chiara o non funziona, i potenziali danni sono su diversi fronti; cioè, si possono verificare scambi di informazioni errate o comprensioni errate delle stesse che possono portare a errori di valutazione su una diagnosi o su una terapia, ma possono nuocere la qualità delle relazioni interpersonali all’interno del team; e quindi il clima più o meno disteso, più o meno sinergico e stimolante in cui si lavora. Soprattutto in contesti, ormai sempre più frequenti, di sovraccarico fisico, emotivo e mentale.

Comunicano con i loro capi, magari per ottenere l’autorizzazione per un farmaco più costoso ma più efficace per i pazienti, o per avere una risorsa in più e gestire meglio il loro reparto o ambulatorio, o per portare avanti un progetto di ricerca importante, o per gestire un conflitto all’interno dell’equipe, per motivare e motivarsi, per risolvere problemi di diverso tipo e a diversi livelli… e/o cose che comunque prevedono e, secondo me, necessitano, delle capacità di comunicazione, di persuasione e negoziazione.

Comunicano con gli informatori delle case farmaceutiche, con i direttori marketing e i direttori vendite, che, tra le altre cose, dall’inizio della loro carriera partecipano a corsi di formazione sulle competenze di comunicazione da tutti i punti di vista. Quindi, non fosse altro per confrontarsi “alla pari” con i loro interlocutori, le competenze comunicative diventano necessarie anche in queste circostanze.

Comunicano ai congressi, ai seminari, ai convegni organizzati dalle Società Scientifiche, dalle Associazioni, dalle case farmaceutiche, dalle Istituzioni, Enti… Ora, in tutta sincerità, quanti medici che normalmente si trovano a parlare in pubblico lo sanno veramente fare? Quanti invece di parlare “al” pubblico, qualunque esso sia, riescono veramente a comunicare “con” il pubblico? Ti è mai capitato di assistere alla presentazione di un tuo collega e pensare… “qual è l’obiettivo? dove vuole arrivare?” o di guardare delle slide assolutamente illeggibili o, al contrario, ascoltare qualcun altro e sentirti completamente trasportato, coinvolto e interessato? Che differenza c’è tra questi e quegli interlocutori? La differenza sta proprio in questo: alcuni sanno comunicare efficacemente con il pubblico, o perché hanno una dote naturale o perché hanno voluto imparare e allenarsi, altri no.

 

comunicazione-in-medicina-corso-emanuela-mazzaSolo che questa mancanza di competenze, quando c’è, non è per niente colpa dei medici. Continuamente, nei miei corsi incontro medici che magari sono arrivati anche un po’ scettici e poi mi dicono che a loro queste cose non le ha insegnate mai nessuno. E sono ben felici di portarsi a casa strumenti che molti di loro fino a quel momento non conoscevano.

Ecco perché la comunicazione in medicina è importante: certamente perché fa bene ai pazienti. Ma fa bene ai pazienti perché fa bene, ancor prima ai medici stessi, perché li aiuta a lavorare meglio, più soddisfatti, più motivati, più efficienti ed efficaci, contribuisce a fargli raggiungere maggiori risultati, migliora sostanzialmente la qualità delle loro relazioni a 360°, della loro vita personale e professionale. E tutto questo, fa bene evidentemente al lavoro che svolgono con i pazienti e alla loro salute.

Ecco perché un professionista della salute, per fare quello che fa e deve fare ogni giorno, non ha bisogno solo delle sue competenze specifiche cliniche, perché nel contesto in cui opera è molto più di questo: è un leader che nel bene e nel male guida se stesso e gli altri, pazienti, collaboratori, fornitori, capi, e prende decisioni; è un “coach” che accompagna queste persone nel loro viaggio, che le aiuta a definire obiettivi e raggiungere risultati; è un “negoziatore”, un “comunicatore”, un “mentore” e uno “sponsor”, un punto di riferimento per diverse figure con diversi ruoli. Ecco perché la comunicazione in medicina è questo e altro!

Grazie e a presto!

Emanuela

 

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