“I muri che costruiamo intorno a noi per tenere fuori la tristezza tengono fuori anche la gioia”
Jim Rohn
Qualche giorno fa sono andata al cinema a vedere Inside Out, l’ultimo film di animazione della Pixar appena uscito in Italia. Ci sono andata sapendo già un po’ di cosa trattava e che mi sarei portata a casa qualcosa di importante, per me come persona e come coach. E così è stato.
In altri articoli ho parlato più volte dell’importanza di sentire le proprie emozioni, tutte. Quelle che secondo i nostri schemi sono positive e quelle che consideriamo negative, come la tristezza, la rabbia, la paura… Imparare a sentirle, conoscerle, riconoscerle, accettarle e accoglierle: passi obbligati per poterle elaborare e andare oltre, trasformarle e/o, comunque trarne il giusto insegnamento in quello specifico momento.
Nel film questo è espresso con grande semplicità in un viaggio alla scoperta del reale valore e ruolo di ciascuna emozione, in particolare della tristezza. Che rivela la sua profondità e intelligenza e, soprattutto, il veicolo più adeguato per metterci in contatto con noi stessi, con la parte più profonda di noi, di aiutarci a creare un equilibrio e nuove consapevolezze.
Inizialmente la priorità sembra essere quella di dover essere per forza e a tutti i costi gioiosi, allegri, contenti allontanando anche solo la possibilità di provare la tristezza.
Se ci pensi, quante volte anche a te è capitato di fare finta di stare bene, di essere a mille, di nascondere anche a te stesso quello che provi veramente? O di far partire il pilota automatico alla ricerca di soluzioni creative per distrarti dalla tristezza? Per mille possibili motivi… per forma, per vergogna, perché così ci hanno insegnato, perché dobbiamo essere super-performanti o, addirittura, super-umani!
Poi, di fronte a un momento di sconforto del personaggio Bing Bong, la Gioia con le sue modalità-scappatoie non riesce nemmeno a comunicare con lui. Ci riesce la Tristezza e quando la Gioia le chiede come ha fatto, la risposta arriva così, semplice e magica allo stesso tempo: “Non lo so… Era triste, l’ho ascoltato…”.
Wow! L’ho ascoltato. Un’azione così semplice e apparentemente banale che apre un mondo di significati.
Alla base della comunicazione efficace ci sono 3 ingredienti fondamentali:
- riconoscimento
- comprensione
- identificazione
Tristezza in quell’atto di ascoltare, fa tutt’e tre queste cose insieme. E non solo lo fa, ma fa sentire il suo amico riconosciuto, compreso e gli fa sentire che lei si sta identificando nel suo dolore di quel momento. Questo, semplicemente questo, fa sì che il personaggio riesca a accoglierlo, canalizzarlo, trasformarlo, e ad andare oltre. Meraviglioso!
E alla fine… Nooooo!!!! Non ti dirò come va a finire perché spero che tu vada a vederlo per fare anche tu il tuo viaggio alla scoperta delle tue emozioni; ma sicuramente il messaggio finale di questo viaggio è un po’ alla base di secoli di filosofie, movimenti spirituali, scuole di pensiero, di psicologia… Non è possibile vedere la luce se non ci fosse l’oscurità, provare felicità se non conosciamo la tristezza, essere forti se non conosciamo le nostre fragilità… e così via, potrei andare avanti all’infinito.

Posso dirti però cosa mi sono portata a casa io, cosa imparato: ancora una volta ho avuto l’occasione di guardarmi dentro, sentirmi, e accogliere tutte le emozioni che provo, che fanno parte di me, tutte le sfumature della mia tavolozza, tutte le corde che ci sono e che vengono pizzicate in base agli eventi… consapevole che anche quelle che siamo stati abituati a definire “negative”, quelle che fanno emergere le nostre fragilità e la nostra straordinaria umanità, hanno un valore enorme e sono proprio quelle a rendere sia me che te unici e speciali.
Grazie ♥
Emanuela
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