14 settembre 2018

Comunicazione nell’Healthcare: la Conferenza Internazionale 2018

Sono tornata pochi giorni fa da Oporto, dallla 16a Conferenza Internazionale sulla Comunicazione nell’Healthcare, organizzata da EACH – International Association for Communication in Healthcare della quale sono diventata Rappresentante Nazionale.

Professionisti della Salute, medici e non, docenti universitari, ricercatori, trainer da tutto il mondo, interessati e/o dediti alla Comunicazione nell’ambito della Salute/Healthcare.

Ho deciso di scrivere questo articolo per due motivi:

● il primo perché sono appena diventata Rappresentante Nazionale di EACH

● il secondo è perché ogni volta che vado a questo tipo di incontri mi rendo conto che in Italia, per quanto riguarda questa disciplina, siamo indietro anni luce.

La Comunicazione nell’ambito sanitario è diventata uno dei principali argomenti degli ultimi 30 anni ed è ormai ampiamente dimostrato l’impatto che delle adeguate competenze di comunicazione hanno sul paziente, sul suo percorso clinico-terapeutico e sui risultati, oltre che sulla qualità del lavoro e sul livello di “benessere nel contesto lavorartivo” dei professionisti della salute. Così come è stata ampiamente dimostrata l’interconnessione tra una comunicazione clinica efficace e la soddisfazione dei pazienti, l’aderenza terapeutica, … e gli outcome clinici. Ogni scuola di medicina negli Stati Uniti, in Regno Unito e nella maggior parte dei Paesi Europei, ha attualmente un corso incentrato sulle abilità di comunicazione, e molti programmi di medicina interna, medicina di famiglia e pediatrica dedicano particolare attenzione a questa materia.

Alla Conferenza, oltre alle molteplici sessioni dove sono stati presentati i risultati di molti studi in questo ambito e/o case history di diversi paesi, ci sono state sessioni plenarie, una più interessante dell’altra: Cees van der Vleuten, Professor of Education and Director of the School of Health Professions Education, Maastricht University, esperto di assessment per la comunicazione e le altre competenze complesse; Ronald Epstein, Professor of Family Medicine, Psychiatry and Oncology and Director of the Center for Communication and Disparities Research, University of Rochester Medical Center, US, che ha parlato relativamente alla comunicazione della cattiva notizia; Meg Gaines, Director of the Center for Patient Partnerships and Professor of Law, University of Wisconsin, US, sul “patient engagement” e Catherine Calderwood, Chief Medical officer for Scotland, UK, sulla “medicina realistica” e il cambiamento culturale nell’ambito dell’health e del social care.

Volutamente ho definito la Comunicazione nell’Healthcare una “disciplina”, perché gli studi da anni hanno dimostrato che si tratta di vere e proprie competenze che possono essere insegnate, allenate e migliorate. Quindi, trattandosi di una disciplina, nella maggior parte del resto del mondo viene trattata come tale: con corsi strutturati all’interno dei corsi di laurea e delle scuole di specializzazione, con un minimo di ore garantito, con un programma didattico specifico, con gli assessment,  con i role-play, con l’utilizzo dei pazienti simulati, ecc.

Pensa che nel Regno Unito esiste persino l’Associazione dei Pazienti Simulati, proprio perché gli “attori” che svolgono il ruolo di pazienti nei role play non sono semplici attori ma persone che hanno acquisito delle competenze tali per cui diventano essi stessi dei “facilitatori” durante il processo.

Ma andiamo un po’ indietro nel tempo:

● Negli USA, negli anni ’80 l’American Association of Medical Colleges cominciò a promuovere programmi relativi alle competenze e abilità di comunicazione. Risale al 1984 la pubblicazione Physicians for the Twenty-first Century. Report of the Panel on The General Professional Education of the Physicians (GPEP Report – Washington 1984). In seguito la Comunicazione in Medicina diventa persino un argomento preponderante. Nel report I del 1998 viene stabilito che le scuole di medicina assicurino la formazione affinché lo studente dimostri:
 – l’abilità di comunicare efficacemente, sia oralmente che per iscritto, con i pazienti, i familiari dei pazienti, i colleghi e coloro con i quali i medici devono scambiarsi informazioni nel portare avanti le loro responsabilità.

(Learning Objectives for Medical Student Education Report I – Guidelines for Medical School – American Association of Medical Colleges – January 1998)

 ● Nel 1999, viene ripreso e approfondito l’argomento; vengono definiti ancor più dettagliatamente alcuni criteri di insegnamento e di valutazione:

– definendo lo scopo della comunicazione e le abilità

– discutendo l’importanza della comunicazione efficace in medicina

– riassumendo lo stato attuale dell’insegnamento e della valutazione delle abilità di comunicazione

– offrendo un piano d’azione per il miglioramento dell’insegnamento delle abilità di comunicazione.

(Contemporary Issues in Medicine: Communication in Medicine – Report III – Medical School Objectives Project – AAMC – October 1999)

● Le sei competenze fondamentali stabilite nel luglio 2002 dall’ACGME (Accreditation Council for Graduate Medical Education)e dall’ABMS (American Board in Medical Specialties) includono le capacità interpersonali e di comunicazione. I medici devono infatti dimostrare tali capacità nell’efficace scambio di informazioni e nella collaborazione con i pazienti, i familiari e gli altri operatori professionisti.

● Nel 1996, 200 persone provenienti da 21 paesi si riunirono a Oxford alla International Conference on Teaching Communication in Medicine, per condividere le loro idee e le loro ricerche in materia di insegnamento e valutazione delle abilità di comunicazione nella formazione in medicina.

Gli argomenti e i punti chiave furono perfezionati nel 1998. Relativamente alla formazione degli studenti in medicina e alla formazione continua di un medico furono identificati 8 punti e raccomandazioni chiave:
1. l’insegnamento e la valutazione dovrebbero essere basati su una visione ampia della comunicazione in medicina

2. l’insegnamento delle abilità di comunicazione e delle abilità cliniche dovrebbero essere coerenti e complementari

3. l’insegnamento dovrebbe definire e aiutare gli studenti a svolgere attività di comunicazione centrati sul paziente (patient-centred)

4. l’insegnamento della comunicazione e la valutazione dovrebbero favorire la crescita personale e professionale

5. dovrebbe esserci un programma strutturato per l’insegnamento delle abilità di comunicazione

6. la capacità degli studenti di svolgere attività di comunicazione dovrebbe essere valutata direttamente

7. I programmi di insegnamento e valutazione delle abilità di comunicazione dovrebbero essere valutati

8. Lo sviluppo della facoltà dovrebbe essere sostenuto e supportato con risorse adeguate

(Communication in Health Care Conference organizzata dalla NIVEL, theNetherlands Institute of Primary Health Care (Amsterdam, June 1998).

● Nelle linee guida della NCFMEA – National Committee on Foreign Medical Education and Accreditation del 2008, revisionate nel 2013, troviamo:

“Devono esserci specifici insegnamenti delle abilità di comunicazione che si riferiscano alle responsabilità del medico, inclusa la comunicazione con i pazienti, i familiari, i colleghi e gli altri professionisti della salute.”

I paesi elencati di seguito sono stati esaminati dalla NCFMEA e i rispettivi standard delle scuole mediche sono state riconosciuti paragonabili agli standard utilizzati per accreditare le scuole mediche negli Stati Uniti. Le date indicate sono le date in cui il Comitato ha riconosciuto la comparabilità.

Australia (2/95, 3/01, and 9/07) – Australian Medical Council (L’ Australian Medical Council accredita anche le Scuole in Medicina in Nuova Zelanda per un accordo interno tra I due Paesi.)
Canada (2/95 and 3/01) – Committee on Accreditation of Canadian Medical Schools
Cayman Islands (9/02, 9/03 and 9/04) – Accreditation Commission on Colleges of Medicine
Czech Republic (3/98 and 9/04) – Czech Republic Accreditation Commission
Dominica (10/97, 3/01 and 3/07) – Ministry of Health & Social Security and the Dominica Medical Board
Dominican Republic (10/97 and 3/04) – National Council of Higher Education, Science and Technology
Grenada (9/96, 3/03 and 3/07) – Grenada Ministry of Health, Social Security, The Environment, and Ecclesiastical Relations in conjunction with the New York State Department of Education’s Office of the Professions
Hungary (3/97 and 3/03) – Hungarian Accreditation Committee
India (3/97 and 3/03) – Medical Council of India
Ireland (3/97 and 9/03) – Irish Medical Council
Israel (9/99) – Council for Higher Education
Mexico (10/97 and 3/04) – Mexican Board for the Accreditation of Medical Education
Netherlands (3/98 and 9/07) – Netherlands Flemish Accreditation Organization
Pakistan (3/97 and 3/03) – Pakistan Medical and Dental Council
Phillipines (3/99 and 3/04) – Philippine Accrediting Association of Schools, Colleges and Universities
Poland (10/97 and 9/03) – Ministry of Health/Accreditation Committee of Polish Universities of Medical Sciences
Saba (3/03) – Accreditation Commission on Colleges of Medicine
Maarten (3/98 and 3/04) – Accreditation Commission on Colleges of Medicine
Slovak Republic (9/07) Accreditation Commission of the Government of the Slovak Republic
Sweden (9/00) – National Agency for Higher Education
Taiwan(3/02) – Taiwan Medical Accreditation Council
Thailand (10/98) – Ministry of University Affairs and the Thai Medical Council
United Kingdom (9/96 and 9/01) – General Medical Council

● Nel Regno Unito, il General Medical Council esprime l’importanza delle abilità di comunicazione per un medico nel documento Tomorrow’s Doctors el 1993. E, nelle edizioni successive il tema viene approfondito fino ad arrivare all’edizione del 2009 dove tra gli obiettivi delle competenze nella formazione di un medico troviamo al punto 15:

Comunicare efficacemente con i pazienti e i colleghi in un contesto medico.

Comunicare chiaramente, con sensibilità ed efficacia con i pazienti, i loro parenti o coloro che se ne prendono cura, e con i colleghi medici e di altre professioni, ascoltando, condividendo e rispondendo.

Comunicare chiaramente, con sensibilità ed efficacia con persone e gruppi indipendentemente dalla loro età, tessuto sociale, culturale o etnico o dalle loro disabilità, anche quando l’inglese non è la prima lingua del paziente.

Comunicare con metodi parlati, scritti e elettronici, ed essere consapevoli degli altri metodi usati dai pazienti. Il diplomato dovrebbe apprezzare il significato della comunicazione non-verbale nella consultazione medica.

Comunicare in maniera appropriata in situazioni difficili, come dare brutte notizie, discutere argomenti sensibili come consumo di alcol, fumo o obesità.

Comunicare in maniera appropriata con pazienti difficili o violenti.

Comunicare in maniera appropriata con persone con malattie mentali.

Comunicare in maniera appropriata con pazienti vulnerabili.

Comunicare efficacemente nei vari ruoli, per esempio, come sostenitore del paziente, insegnante, manager e leader/guida del miglioramento.

● Nel 2006, tra le competenze chiave descritte nel documento The NHS Knowledge and Skills Framework – a short guide to the KSF dimensions (Gennaio 2006), al primo posto compare proprio la Comunicazione.

● Tra gli elementi fondamentali della formazione medica di base pubblicati dalla WFME – World Federation for Medical Education nel documento WFME Global Standards for Quality Improvement del 2003 (ultima revisione 2015), leggiamo:

“La base di un curriculum medico consiste nella teoria e pratica della medicina fondamentale, in particolare le basi delle scienze biomediche, comportamentali e sociali, le scienze cliniche e abilità cliniche generali, incluse le abilità di decisioni cliniche, abilità di comunicazione, la collaborazione con altri professionisti, la funzione del medico nella società e l’etica medica”.

Fino ad arrivare a parlare di abilità di comunicazione, leadership, team-work e problem solving.

● In Europa, risale al 1975 la DIRETTIVA DEL CONSIGLIO CONCERNENTE IL COORDINAMENTO DELLE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE, REGOLAMENTARI ED AMMINISTRATIVE PER LE ATTIVITA’ DI MEDICO (Direttiva del Consiglio del 16 giugno 1975 n. 75/363/CEE, Art. 1 b) che prevede tra le competenze necessarie da acquisire nell’intero ciclo di formazione
b) adeguate conoscenze della struttura, delle funzioni e del comportamento degli esseri umani, in buona salute e malati, nonché dei rapporti tra l’ambiente fisico e sociale dell’uomo ed il suo stato di salute;


● Nel 2013 è stata pubblicata sulla rivista di settore PEC – Patient Education and Counseling una ricerca su queste tematiche su scala europea: A European consensus on learning objectives for a core communication curriculum in health care professions (Bachmann C., Abramovitch H., Barbu C. G., Cavaco A. M., Elorza R. D., Haak R., Loureiro E., Ratajska A., Silverman J., Winterburn S., Rosenbaum M.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è: in Italia che cosa succede?

L’Italia, in quanto Paese membro CEE rientra nella Direttiva CEE del 1975.

Il Ministro Balduzzi, nel settembre 2012, in occasione del Primo Congresso Nazionale della Chirurgia Italiana, alla presenza del Presidente della Repubblica e dei chirurghi di 19 Società Scientifiche nazionali di area chirurgica, nel suo discorso di apertura, presentando il decreto legge n. 158 del 13 settembre 2012 affermava: E’ sempre più importante che siano ulteriormente potenziati gli interventi formativi per il miglioramento e l’aggiornamento sia delle competenze tecniche sia dei cosiddetti non-technical skills come le capacità di comunicazione, il lavoro di gruppo, la capacità di leadership, riconosciute ormai unanimemente come necessarie per svolgere le attività professionali e per garantire la sicurezza dei pazienti.

Attualmente, tra i 29 obiettivi formativi di interesse nazionale stabiliti dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province autonome per quanto riguarda l’Educazione Continua in Medicina troviamo:

7. La comunicazione efficace, la privacy e il consenso informato

12. Aspetti relazionali (comunicazione interna, esterna, con paziente) e umanizzazione cure.

15. Multiculturalita’ e cultura dell’accoglienza nell’attività sanitaria.

È interessante come le non-technical skillscome quelle di comunicazione, lavoro di gruppo e la capacità di leadership vengano considerate necessarie e, nello stesso tempo, notare che nelle Università Italiane, così come in corsi ECM, Master e similari siano un evento spot di poche ore, grazie allo spirito di inziativa di docenti o presidi o rettori illuminati e non a una vera e propria programmazione strutturata in maniera equa ed equivalente in tutti i corsi di laurea in medicina. E/o, che in alcune Università sia strutturata anche con crediti formativi e in altre no. Che alcuni atenei, ispirandosi alle metodologie utilizzate e riconosciute all’estero di insegnamento delle competenze di comunicazione nell’healthcare, svolgano anche esercitazioni con i role-play e i “pazienti simulati” e altri no.

Lo chiedo, lo affermo e lo sostengo da anni nei miei corsi, nelle università, con le istituzioni e con i professionisti della salute che ho incontrato in aula in questi anni: non sarà arrivato il momento di cambiare rotta?

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