1 ottobre 2016

La relazione medico-paziente. Il libro è arrivato!

Sono stati scritti molti libri, in Italia e soprattutto all’Estero, che parlano di relazione medico-paziente e di comunicazione medico-paziente. Io stessa ne ho letti molti e su molti di essi ho studiato. Ma uno così, secondo me, ancora non c’era.

E non perché l’ho scritto io; semplicemente perché all’interno ho voluto utilizzare diversi strumenti che negli anni ho acquisito dalla mia esperienza personale e professionale: dalla comunicazione, marketing e pubblicità, alla programmazione neurolinguistica, dai processi generativi del Coaching agli strumenti che vengono insegnati e utilizzati nelle facoltà di medicina delle più importanti università del mondo, con un approccio  il più possibile pratico e semplice.

L’obiettivo? Ogni volta che sono in aula dico che  se con il mio lavoro sulla relazione medico-paziente riuscirò a contribuire a migliorare anche solo di un millimetro la qualità del percorso terapeutico anche di un solo paziente avrò vinto! Questo è il mio obiettivo più grande. Il mio grande “perché”!

Quello che ho voluto fare con questo libro è offrire ai professionisti della salute competenze e strumenti utili per costruire la relazione medico-paziente meglio e più rapidamente; per fare meglio e con più soddisfazione quello che già fanno nel loro lavoro e nella loro quotidianità.

Vengo dal mondo della comunicazione, del marketing e della pubblicità e già lì avevo imparato che in comunicazione alla base di ogni risultato uno degli elementi fondamentali è avere obiettivi chiari. Poi, dopo la mia malattia, ho incontrato la Programmazione Neurolinguistica e il Coaching e ho imparato:

  • cosa significasse avere obiettivi chiari e come definirli per me e come aiutare gli altri a farlo
  • che nella vita più degli eventi che ti accadono è determinante il significato che gli dai. Lo stesso vale per le “malattie”: una cosa è la patologia secondo il punto di vista del medico, altra cosa è la malattia secondo la percezione soggettiva del paziente. Non è un caso che in inglese ci siano due termini diversi per definire questi due concetti: disease e illness.
  • che le parole che utilizziamo hanno un potere, alcune possono produrre degli effetti potenzianti altre no. Un effetto placebo o nocebo, allo stesso livello di una terapia
  • che più del COSA dici è importante COME lo dici.
  • che avere un grande perché fa la differenza nel darci Motiv-Azione e che per una comunicazione efficace è fondamentale essere consapevoli delle leve che muovono noi e/o i nostri interlocutori
  • che le convinzioni che abbiamo condizionano il nostro modo di pensare, le nostre emozioni, i nostri comportamenti e la nostra comunicazione, la mia così come la tua, quella di un medico così come quella di un paziente.
  • che più siamo in grado di ascoltare, vedere e sentire l’altro, di comprenderlo a 360°,  più siamo in grado di parlare la sua lingua, di comunicare efficacemente.

E mi piace l’idea di continuare a imparare…

Questo è il bagaglio di esperienze e competenze che ho voluto condividere in questo libro per il quale ho avuto l’onore di avere due prefazioni dalle due persone che per ragioni diverse hanno avuto un ruolo determinante nella mia vita e nella realizzazione di questo libro:

  • il Prof. Antonio Gasbarrini, il medico che mi ha curato, svolgendo un ruolo fondamentale per me durante la mia malattia non solo da un punto di vista clinico ma per essere stato capace di esserci, di comprendermi e accompagnarmi in tutto il mio percorso clinico-terapeutico piuttosto complicato, che mi ha ispirato facendomi sperimentare la differenza che può fare per un paziente la relazione con il suo medico;
  • Claudio Belotti, Master Trainer in PNL, mio Maestro, Coach, Mentore e Amico, la persona che mi ha aiutato a cambiare paradigmi, a credere che ogni persona ha risorse inesplorate ed è molto più di quello che crede o è abituata a essere, a guardare le cose da diversi punti di vista, a migliorare me stessa prima ancora di scegliere per professione di aiutare gli altri a farlo, a risvegliare e alimentare quella luce dentro di me che evidentemente avevo lasciato spegnere e che mi ha portato a essere quello che sono oggi e a fare quello che faccio.

 

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